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  • L’ambiente naturale

    Il paesaggio della Sardegna è vario e discontinuo, contraddistinto da coste ricche di insenature, spiagge di sabbia finissima e mare cristallino, verde, azzurro e turchese, pianure brulle, rocce modellate dal vento, zone interne, montuose, talora aspre e selvagge.

    I venti che soffiano tutto l’anno, trasportano con sé gli inconfondibili profumi della macchia mediterranea, i profumi di lentischio e corbezzolo insieme alla brezza marina. Il cielo è sempre terso.

    Con un clima tipicamente mediterraneo, l’isola gode di una temperatura mite per gran parte dell’anno, raggiungendo durante l’inverno valori al di sotto dello zero solo nelle zone interne.

    La Sardegna vanta un quadro ambientale invidiabile: con i suoi 1.644.000 abitanti (dei quali circa 400.000 nell'area metropolitana di Cagliari) è una delle terre meno popolate d'Europa. Inoltre il vento e la scarsa concentrazione di impianti con emissioni di sostanze inquinanti hanno contribuito a preservare il territorio dai fenomeni di inquinamento.

    Le pecore vivono in un ambiente sano e naturale e possono brucare erbe aromatiche (erica, mirto, rosmarino) che crescono spontaneamente nelle pianure, nelle colline e nei supramontes.

    La terra di Sardegna contribuisce a rendere unici i formaggi,prodotti finiti naturali e genuini come una volta, che qui acquistano caratteristiche organolettiche di grande qualità. (la qualità del latte è strettamente collegata al tipo di pascolo e allo stato di alimentazione dell’animale).

    I formaggi CAO, racchiudono in sé tutta la salubrità dell’isola.

    La sapienza casearia

    La Sardegna, è un territorio antichissimo, ricco di storia e tradizione. Al centro del Mediterraneo, l’isola è stata sempre caratterizzata dalla sua insularità e la costante dominanza del mare; avendo respinto ogni invasione, nel corso della sua storia ha sviluppato una forte identità e custodito con orgoglio un patrimonio culturale di grande fascino.

    L’isola vanta una tradizione pastorizia molto antica. L’allevamento delle pecore rappresenta storicamente la base dell’economia sarda. Già nell’Età del Bronzo e della Civiltà Nuragica, intorno al 1500a. C., le genti che popolavano i villaggi sardi si dedicavano alla pastorizia e allevavano il bestiame. Queste attività, costituivano una delle principali fonti di ricchezza e sostentamento.

    Il popolo sardo è sempre stato un popolo non solo di allevatori ma anche di maestri nel produrre i formaggi. La bontà dei prodotti sardi oltre che la particolare idoneità dell’ambiente naturale era già nota durante l’impero Romano, quando i formaggi ottenuti con perizia dai pastori sardi andavano ad arricchire le tavole dei senatori e dei patrizi.

    Documentazioni storiche sulle diverse tecnologie di produzione del formaggio in Sardegna risalgono alla fine del XVIII secolo. La trasformazione del latte di pecora, veniva condotta in piccole capanne circolari dette sas pinnetas , formate da un muro basso di pietra e un tetto conico di frasche. Originariamente si ricorreva all'immersione di pietre roventi direttamente nel latte per riscaldarlo.

    Fu all'inizio del XX secolo che si diffusero pratiche più moderne, come l'uso del termometro, la filtrazione del latte e l'uso di macchinari che garantissero il miglioramento delle condizioni igieniche di trasformazione.

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